Cortazzi (Cisl provinciale): “Salerno non ha bisogno di una contrapposizione tra porto e sistema produttivo”
Il confronto di questi giorni sulle pagine de “Il Mattino” sul futuro del sistema produttivo e logistico salernitano mette in evidenza una questione che la Cisl Salerno considera ormai non più rinviabile: Salerno deve scegliere se limitarsi a gestire le proprie infrastrutture oppure costruire attorno ad esse una vera politica industriale.
Per la segretaria generale della Cisl Salerno, Marilina Cortazzi, la discussione non può essere ridotta alla contrapposizione tra porto, aree industriali e sistema imprenditoriale.
“Credo che dobbiamo cambiare prospettiva. Il porto, le aree industriali, la Zes, la rete infrastrutturale e la logistica devono essere considerati come parti di un unico sistema economico. La vera sfida è capire come utilizzare questi asset per aumentare la capacità competitiva delle nostre imprese e rendere il territorio più attrattivo per nuovi investimenti”.
La provincia di Salerno ha una struttura produttiva importante, ma deve fare i conti con costi logistici, distanza dai grandi mercati, frammentazione degli insediamenti produttivi e difficoltà di collegamento tra costa e aree interne.
È proprio su questo terreno che, secondo la Cisl provinciale, occorre intervenire. “Da tempo – spiega la Cortazzi – stiamo lavorando a un progetto che punta a rafforzare la dimensione retroportuale e logistica del nostro territorio, mettendo in relazione il porto con le aree produttive e con le grandi direttrici nazionali ed europee. Non è ancora il momento di entrare nei dettagli, ma la direzione è chiara: vogliamo contribuire fattivamente per costruire condizioni nuove per la competitività del sistema salernitano”.
Una parte importante di questa strategia riguarda la dimensione doganale. “Spesso quando si parla di infrastrutture si pensa soltanto a strade, ferrovie, piazzali e capannoni. Ma oggi la competitività si gioca anche sulla velocità e sull’efficienza con cui le merci attraversano le frontiere. Una moderna organizzazione dei flussi doganali può significare meno tempi di attesa, maggiore certezza per le imprese, minori costi finanziari e logistici e maggiore capacità di attrarre operatori internazionali”.
È questo uno degli aspetti sui quali, secondo la Cisl Salerno, occorre ragionare in maniera innovativa. La possibilità di utilizzare strumenti di semplificazione e gestione doganale integrata, all’interno dei regimi previsti dalla normativa, può infatti diventare un elemento di competitività per un territorio che voglia proporsi come piattaforma logistica del Mezzogiorno.
“Non parliamo di un vantaggio per una singola impresa – sottolinea la Cortazzi – ma di una leva di sistema. Se riusciamo a ridurre i tempi di attraversamento delle merci, rendere più efficienti le procedure, integrare logistica e produzione e collegare meglio il porto alle aree industriali, aumentiamo la competitività dell’intero territorio”.
La Zes Unica può rappresentare, in questo quadro, un ulteriore moltiplicatore. Ma, per la Cisl Salerno, incentivi e semplificazioni non possono rimanere strumenti isolati.
“Una Zes funziona davvero se alle agevolazioni si accompagna un ecosistema. Un’impresa decide dove investire non guardando soltanto all’incentivo, ma considerando tempi, infrastrutture, energia, logistica, disponibilità di aree, servizi e possibilità di raggiungere rapidamente i mercati. È su questo insieme di fattori che dobbiamo diventare competitivi”.
Per questo la Cisl Salerno ritiene che il confronto avviato debba trasformarsi in una agenda territoriale dello sviluppo, nella quale imprese, istituzioni, Asi, Autorità portuale e organizzazioni sindacali possano misurarsi su obiettivi concreti.
“Non dobbiamo scegliere chi ha ragione tra porto e industria. Dobbiamo costruire le condizioni perché il porto produca più valore per l’industria e perché l’industria generi più traffici e più valore per il porto. È questa l’integrazione che serve”, ha continuato la Cortazzi.
La partita, infatti, non riguarda soltanto le merci. “Dietro ogni investimento ci sono lavoratori, competenze, salari, famiglie e futuro. Una politica logistica è una politica industriale soltanto se genera occupazione stabile e qualificata. Altrimenti rischiamo di costruire semplicemente un territorio di transito”. La Cisl Salerno intende quindi proseguire il lavoro avviato per arrivare a una proposta capace di mettere insieme infrastrutture, Zes, retroportualità, semplificazione doganale e sviluppo industriale, mantenendo il confronto aperto con tutti gli attori del sistema. “Non vogliamo aggiungere una nuova proposta alla lista delle tante già avanzate. Vogliamo contribuire a costruire un progetto di territorio, nel quale ogni infrastruttura abbia una funzione economica precisa e ogni investimento sia valutato anche per la capacità di generare nuovo valore e buona occupazione”. Salerno può diventare un nodo logistico e produttivo di riferimento nel Mezzogiorno. Ma per farlo deve smettere di ragionare per compartimenti separati e cominciare a ragionare come un unico sistema economico. È questa la sfida che la Cisl pprovinciale intende portare al tavolo.





